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Caro Enzo, scrivo in ritardo questo ricordo di te, a causa dei tempi del settimanale. Dirò cose diverse dagli altri. I mandanti del tuo assassinio, credo la mafia e il malaffare insieme, non usando la pistola, hanno cercato di depistare le indagini, mentre detrattori hanno provato a minimizzare il tuo impegno antimafia, favoriti da quanti credono che chi sta dalla tua parte politica non possa essere antimafioso. Un preconcetto smentito dalla tua intera vita dedicata con sincera passione a proteggere i deboli e a lottare per la verità, ad essere controcorrente, a "dare fastidio", e che noi che ti conosciamo bene possiamo testimoniarlo.
Ricordo le tante volte in cui, generosamente, ad ogni ora sei corso a togliere dai guai noi e altri nostri colleghi. Le tante volte in cui hai fatto da baluardo agli attacchi mafiosi all'informazione libera. Quante volte hai impedito che boss e criminali spogliassero piccoli imprenditori dei loro averi! E quante volte sei stato avvocato di parte civile contro la mafia che minacciava o compiva attentati contro noi giornalisti o altri (ad esempio l'attacco omicida sferrato dalla mafia di Belmonte Mezzagno), sin dagli anni Novanta, quando ancora non era di moda costituirsi parte civile in processi a Cosa nostra!
Quando, nel 2002, Provenzano non era stato catturato e ti proposi di assistere la Camera di commercio come parte civile in un processo su interessi mafiosi nell'economia che indirettamente conduceva a lui, tu accettasti senza battere ciglio.
Tutti ti ricordano per il tuo saluto ("Complimenti!"). Sarà difficile incontrare qualcuno più Signore e più Galantuomo di te: il tuo sorriso disarmante, la tua eleganza e diplomazia, la tua generosità, la tua amicizia incondizionata. Quante volte hai assistito gratis chi non poteva permettersi un avvocato, e così ha potuto avere il migliore e salvarsi! E quante volte, gratis, hai aiutato me e i miei familiari lottando contro i giganti del malaffare, da puro amico: non lo scorderò mai; come non scorderò i voli pindarici che hai fatto, tu e tua moglie, per partecipare al mio matrimonio pur essendo in partenza! Ma voglio ricordare di te soprattutto la passione che, mal celata dalla diplomazia, ti portava ad esclamare, ogni volta che ti si esponeva un fatto brutto, "ma questi sono pazzi!". Scattavi dalla sedia verso sinistra e andavi su e giù per la stanza dello studio incardinando la giusta strategia. "Ma questi sono pazzi", esclamasti quando, non ricandidato alla Camera per avere dato troppo fastidio assieme a Francesco Cossiga con la commissione Mitrokhin, commentavamo insieme quei quattro-cinque "proconsoli" del malaffare e della barbarie che si sono impossessati di Palermo, depredandola nel silenzio generale. Li chiamavamo "la Banda Bassotti", quei quattro-cinque che si sono spartiti il potere e che hanno imposto a Palermo l'immoralità come regola. "Ma bisogna fermarli, questi pazzi", concludesti. E per nulla abbattuto dal non essere più deputato nazionale, decidesti di ricominciare da Palermo, probabilmente firmando la tua condanna a morte. Hai espresso platealmente il tuo dissenso (fino ad andare per un periodo nel gruppo misto) sulle municipalizzate, su privilegi e auto blu, sul futuro della Favorita, e così via. Un fiume di denaro che certo interessa la mafia e un grumo di potere che sta aggrappato alle poltrone, in un equilibrio politico dove un solo voto è determinante.
Rancore di qualcuno? Intimidazione all'avvocatura? Forse c'è anche questo. Io ti ho seguito in quest'ultimo periodo, solo, con il tuo coraggio nutrito dalla passione e dalla temerarietà spinta fino all'inverosimile, novello Davide contro tanti Golia. E se hanno dovuto ammazzarti, vuol dire che hanno perso loro. "Complimenti!", Enzo, hai vinto anche questa volta. Ma per evitare che sia stato inutile sacrificio, tutti noi che ti abbiamo conosciuto dobbiamo impegnarci per sconfiggere l'indifferenza e per accendere la scintilla dell'indignazione e della reazione.
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