pagina 6 - veterinaria
Il tonno rosso…di vergogna
di Katia Li Citra - Responsabile amministrativo dell'Ordine dei Veterinari 
di Palermo - katialc79@yahoo.it

E se domani dal vostro pescivendolo di fiducia scopriste che il tonno costa il doppio del pregiato pescespada? No, non è uno scherzo, né, tantomeno, l'ennesimo risvolto dell'odierna crisi economica.
Il tonno rosso è in via d'estinzione. La notizia è vecchia di anni, la novità è che, finalmente, in Europa se ne sono accorti e tentano di correre ai ripari. Il mese prossimo in Qatar, in occasione della conferenza triennale della CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate d'estinzione), sarà proposto l'inserimento del tonno rosso tra le specie a rischio e di vietarne totalmente la pesca e la commercializzazione. Se così fosse, il tonno con la cipollata, alla marinara con menta e pomodoro, il lattume di tonno, gli spaghetti con la bottarga, gustati nelle cene estive con gli amici, diventeranno per tutti noi solo un bel ricordo.
Ma come può essere accaduto tutto ciò?
Il tonno rosso è una specie di pesce gregario che vive prevalentemente nei mari temperati dell'Atlantico e del Mediterraneo. Ma è, principalmente, il nostro mare quello che predilige per la riproduzione. E, infatti, nei mesi di giugno e luglio deposita le sue uova lungo le coste del Nord Africa, della Sicilia, della Sardegna e della Calabria. Il nome "rosso" deriva dal colore tipico delle sue carni, irrorate da un'enorme quantità di vasi sanguigni, che gli permettono di raggiungere la velocità di 75 km/h e di percorrere fino a 250 km al giorno.
Fino a qualche decennio fa, il tonno era pescato nel Mediterraneo prevalentemente con l'antichissima tecnica della tonnara. Il geografo arabo El Edrisi, già nel 1100, riferendosi al porto di Castellamare del Golfo, scrisse: "E' un andare e venire di navi e vi si tendono le reti per pescare il tonno". La tonnara era un complesso sistema di reti gettate in mare, lungo la costa, a formare una sorta di labirinto. I tonni, durante il periodo della riproduzione, si avvicinano per deporre le uova nelle acqua basse. Le reti costruiscono un percorso suddiviso in "pedale" e "isola". I tonni si spingono all'interno del pedale, per giungere in un tratto di mare apparentemente libero. Apparentemente, perché, una volta riscontrata la presenza del branco di tonni, i pescatori, guidati dal rais, sollevano una rete dal fondo, intrappolando il branco nella cosiddetta "camera della morte". A questo punto, ha inizio la mattanza: i tonni, intrappolati, sono arpionati e sollevati sulla barca, dove muoiono per asfissia. 
Questo è un tipo di pesca d'attesa, che si svolgeva solo per pochi mesi l'anno ed il numero dei tonni uccisi non era mai eccessivamente alto. Negli ultimi anni, però, a causa dell'aumento della richiesta del tonno (i giapponesi adorano il tonno per preparare il loro tradizionale sushi), ha preso il sopravvento la tecnica della "tonnara volante", una sorta di vera caccia al tonno. I branchi di tonno sono avvistati in alto mare da aeroplani e, una volta individuati, vengono accerchiati da un gruppo di navi peschereccio, che sollevano prontamente con gli argani una rete a nastro, chiudendo per primo il fondo e creando una coppa che ne impedisce la fuga. In questo modo, la pesca del tonno dura tutto l'anno e non coinvolge soltanto i tonni che hanno appena depositato le uova, ma tutti gli esemplari, negando, così, a questa specie la possibilità e il tempo di riprodursi.
Gli "antichi" marinai non smentiscono la loro proverbiale saggezza, limitando la pesca del tonno al periodo post riproduttivo, perché fosse garantita ogni anno, trasformandola da necessità in "rito" e dimostrando una conoscenza e un rispetto della natura che l'attuale era del consumismo sembra aver dimenticato. 
Se non porremo presto un freno a questa razzia, l'unico tonno rosso che incontreremo sarà quello il cui volto mostrerà il rossore di un sentimento di vergogna che difficilmente oggi noi riusciamo a provare.

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