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Di Vittorio Sgarbi non sempre si possono condividere i metodi e le posizioni che assume, ma un merito gli va riconosciuto: quando si mette di buzzo buono, sia pure urlando e sgomitando, ottiene ciò che si prefigge. E spesso sono buone cause. Tutti lo criticano. Ma è un fatto che quello che sta realizzando da sindaco di Salemi non lo aveva mai fatto nessuno.
L'ultima è quella del museo della mafia. La prima volta se ne parlò nel 1989, quando l'allora assessore regionale ai Beni culturali Turi Lombardo annunciò la chiusura del carcere dell'Ucciardone per trasformarlo in museo della mafia.
Da allora sono passati 21 anni. Partiti, associazioni, "simboli" dell'antimafia, si sono sforzati a moltiplicare gli annunci, ma di fatti non se ne sono mai visti. Un esercito di declamatori e di untori, che stabiliscono chi può o non può combattere la mafia, che svolgono la loro "funzione" spesso viaggiando ben protetti su auto di scorta dello Stato, ogni giorno ci inondano di dichiarazioni su tutto e contro tutto. Ma di fatti neppure l'ombra.
Poi arriva il tanto vituperato Sgarbi e, con la benedizione persino del Capo dello Stato, inaugura il museo della mafia nell'ambito delle celebrazioni ufficiali dei 150 anni dell'Unità d'Italia. L'iniziativa è stata realizzata da un gruppo di giovani e entusiasti volontari. Non hanno retoricamente esaltato luoghi comuni, ma hanno preferito intervistare chi ha davvero affrontato i mafiosi a viso aperto e senza protezioni, raccontare le storie di chi davvero ne è stato vittima, e rendere conto di quegli esempi che realmente dimostrano la convenienza di scegliere la legalità senza tornaconti, senza mire politiche o personali. L'iniziativa di Sgarbi, insomma, credo voglia segnare un punto di partenza, quello di un passaggio graduale dall'antimafia parolaia di cui siamo tutti stufi a quella dei fatti concreti. E' possibile questa sana riforma culturale e sociale? Se ci crede un sindaco venuto dal Nord, perchè non ci dobbiamo credere noi?
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