pagina 1 - editoriale
Caldo e indifferenza nemici degli anziani
di Michele Guccione - micheleguccione@nellattesa.it

Arriva l'estate, con essa il caldo. Si parla molto delle intossicazioni alimentari che si possono contrarre da cibi consumati in locali pubblici, se mal conservati. Ci preoccupiamo, stiamo guardinghi e speriamo che questi mesi trascorrano senza problemi. In Tv e sui giornali scorrono le campagne sull'abbandono di animali domestici per le strade. Ci assicuriamo che il cagnolino del vicino sia ancora al suo posto, e tutto va bene; poco importa se proprio in questi giorni il rifugio del cane alla Favorita stia traboccando, al punto che ogni giorno rischiamo di investire con l'auto qualche animale sfuggito al controllo dei volontari.
E agli anziani soli chi sta pensando? Non una parola, non una iniziativa delle istituzioni. Le scuole sono chiuse, le strade sono meno affollate, i servizi pubblici già scarseggiano perchè il personale va in ferie. La solitudine anche quest'estate piomba sulle nostre città circondando minacciosamente gli anziani soli. Quelli che, per capirci, hanno pochi amici ai quali rivolgersi in caso di bisogno: se c'è da fare un acquisto particolare, se arriva una bolletta poco comprensibile, se scrive un parente lontano in lingua straniera, se tarda la pensione. 
E se l'anziano si sente male, soprattutto la notte? Bussa alla porta del vicino e non trova nessuno: è in vacanza. Telefona all'altro amico, che si trova distante e non può arrivare in tempo. Il cosiddetto "salvavita", nei rari casi in cui c'è, sconta i ritardi di burocrazia e soccorsi. Per gli anziani, anche nelle nostre città che dovrebbero essere più sensibili e più a misura d'uomo, l'unico punto di riferimento certo resta il medico di famiglia, che non abbandona mai il presidio, o che si fa sostituire da un collega, per assicurare una continua prevenzione e, se del caso, per intervenire. 
Non mi risulta che le istituzioni pubbliche e sanitarie abbiano predisposto servizi estivi di assistenza agli anziani soli. Una fascia sociale così ampia è lasciata alla spontanea iniziativa di associazioni di volontariato e, appunto, dei medici di famiglia, novelli missionari nella civiltà industrializzata. Come dire, gli anziani valgono meno di una mozzarella infetta o di un cane abbandonato.

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