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E' stato sufficiente il periodo delle nostre ferie? I più risponderanno certamente di no, lo sappiamo. In genere, anzi, allontanare gli impegni lavorativi fa sentire più forte il bisogno di una vita a misura d'uomo. L'aver assaporato l'aria buona del mare e le città ben disposte a farsi conoscere dai turisti ci ha riportati a una condizione vicina a quella ideale. Ma la trasformazione dura lo spazio di poche settimane. Il rientro, anzi, è già l'emblema del disordine, della follia collettiva: code chilometriche e caos dappertutto cancellano in poche ore ogni illusione di benessere. Ma perché la vita di ognuno di noi non dovrebbe servire a riportare l'uomo nel suo habitat migliore e nel rispetto di un vero equilibrio?...
Lavorare, per l'uomo di una civiltà progredita, dovrebbe voler dire proprio questo. Se qualcuno di noi timbra il cartellino presso una amministrazione pubblica dovrebbe ricordarsi più spesso che l'oggetto del lavoro è comunque un benessere collettivo: sarà il suolo pubblico, o i servizi di cui usufruiamo, o la qualità del lavoro, o il traffico… E se invece riveste un ruolo nell'impresa privata magari si occuperà di attività del cosiddetto terziario, o di comunicazioni, o di immobili: tutto può essere utile per costruire qualcosa che rispetti la collettività. Io presto servizio nel campo della salute pubblica, un altro impegnerà il suo tempo a tutelare la giustizia nei rapporti, un altro ancora a progettare la città o pezzetti di essa. Tanti commerciano prodotti che mangiamo o che indossiamo o che esponiamo.
Insomma, non credo ci siano molte persone che possano disinteressarsi della città ideale, dei rapporti tra noi o dell'ecosistema in cui viviamo. E' un approccio che, mentre siamo impegnati nel nostro lavoro, non consideriamo mai, ma che dovrebbe vederci molto più attenti e coinvolti.
Un modo ci sarebbe. Teniamo in massima considerazione la nostra estate e ciò che più ci ha suggerito.
Non lasciamo sfuggire le immagini belle di una natura che si è offerta, generosa, ai nostri sguardi. Lavoriamo per essa. I fotogrammi del nostro piacere estivo restino a lungo nella memoria, perché restituiscano il senso alle nostre scelte, alle nostre azioni. Facciamo un buon programma, sostenuto da propositi.
Cerchiamo nell'ambito del nostro ruolo di trovare elementi costruttivi, benefici. Questo ci aiuterà a trovare slancio e profondità. Timbrare un cartellino, o aprire una bottega non è mai affar mio; non solamente, almeno. In conclusione: buon lavoro, gente.
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