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Perché la “Mucca pazza” non fa più paura?
Negli ultimi tre anni solo tre casi in Italia di BSE bovina, grazie ai controlli in allevamento e al macello
di Katia Li Citra - Ordine dei Veterinari di Palermo - katialc79@yahoo.it

Il recente caso di una donna in fin di vita all'ospedale di Livorno ha riacceso l'attenzione dei media sulla variante umana della BSE, malattia neurologica comunemente detta "morbo della mucca pazza". Questo è il secondo caso in Italia dopo quello della ragazza di Menfi che si ammalò nel 2002. Il forte impatto che la BSE ha sull'opinione pubblica è dovuto al fatto che la variante umana di questa malattia (di cui non si conosce tuttora la cura) si contrae attraverso il consumo di carne bovina infetta, alimento comunemente presente nella nostra dieta.
L'insindacabile dovere di cronaca non deve, comunque, creare allarmismi; la variante umana della BSE, causata dall'adattamento dell'agente patogeno all'organismo dell'uomo, è una malattia rara, difficile da contrarre e che necessita di una predisposizione genetica. La Comunità Europea, inoltre, si è impegnata in questi anni nel contrasto della malattia bovina emanando una serie di provvedimenti, nell'applicazione e nel rispetto dei quali i veterinari hanno un ruolo importante. Ecco come. La BSE, ovvero la Bovine Spongiform Encephalopathy, è una malattia causata da un agente non convenzionale, per la precisione da una proteina modificata che aggredisce il cervello dei bovini adulti lesionandolo. Le parti lesionate hanno l'aspetto di una spugna, da qui l'appellativo spongiforme. La proteina detta "prione" ha la caratteristica di resistere anche alle alte temperature, per cui la cottura della carne (valida operazione per una serie di malattie, tipo brucellosi) non sortisce alcun effetto nel caso della BSE. 
I sintomi sono vari: cambiamento della personalità (le mucche diventano diffidenti ed aggressive), calo del peso, difficoltà a deambulare, tremore, incapacità di mantenere infine la posizione eretta. Questi sintomi si manifestano nel bovino di età adulta, dopo molti anni dall'ingestione del prione e sono molto simili a quelli che presenta l'uomo che ha contratto la malattia. 
Uno dei primissimi provvedimenti adottati è stato quello di vietare l'utilizzo di farine proteiche derivanti da scarti animali come fonte di alimentazione dei ruminanti. È, infatti, assodato che la causa dell'insorgere della malattia sia stata l'enorme consumo all'inizio degli anni '80 di farine prodotte con gli scarti di ovini ammalati di scrapie (malattia delle pecore che presenta caratteristiche simili). Il veterinario pubblico, durante i controlli di routine negli allevamenti ha l'obbligo di controllare che non siano presenti farine proteiche nella dieta degli animali e di denunciare qualsiasi bovino che presenti sintomi sospetti e riconducibili alla malattia. 
I controlli continuano anche al macello. Infatti, dopo la macellazione il veterinario ispettore sottopone il bovino ad un test rapido sulla BSE. Tale test era obbligatorio fino al 2009 per gli animali macellati di età superiore ai 24 mesi, da quest'anno, invece, viene effettuato sui capi di età anagrafica superiore ai quarantotto mesi. La scelta di innalzare i limiti dell'età è dovuta al fatto che c'è stato un considerevole calo del numero di capi infetti. 
Sono solo tre i casi accertati di BSE nei bovini in Italia negli ultimi tre anni. È importante, inoltre, sapere che la carne (cioè il tessuto muscolare) non costituisce un rischio perché il prione è assente nella carne ma è presente solo in alcune parti, ovvero: cervello, occhi, midollo spinale, e gangli nervosi di animali adulti. Queste parti, tuttavia, sono distrutte regolarmente nell'inceneritore, presente al macello, subito dopo la macellazione. 
Un consiglio utile è quello di evitare il consumo di queste parti, anche perché la provenienza potrebbe essere dubbia; c'è, infatti, il rischio di incorrere in capi allevati e macellati clandestinamente, sottratti ai controlli veterinari e di cui non è possibile garantire la salubrità. 
Perciò ricordate di comprare sempre carne "bollata" o etichettata di cui è sicura la provenienza e certo il controllo.

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