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Da quasi venti anni, svolgo l’attività di assistente sociale, al SerT DS13 (servizio per le tossicodipendenze dell’ASP 6 di Palermo). L’utenza in carico supera i 300 soggetti, tutti con problematiche connesse alla dipendenza patologica, ma non è del mio lavoro al SerT che desidero parlare, tanto più che in passato, in molte occasioni “nell'attesa...” si è occupata di dipendenze e degli interventi di cura e riabilitazione socio-lavorativa realizzati in questo particolare ambito e, più in generale, degli interventi di prevenzione sul territorio.
Quello che desidero condividere con i lettori del giornale è il vissuto di desolazione e sconforto per le risorse sul territorio – ahimè! - che sono sempre più scarse e dei bisogni dei nostri cari utenti, ormai ai limiti della sopravvivenza.
Nelle situazioni dove la sostanza d’abuso (alcol, droga, gioco d'azzardo) cessa di rappresentare il fulcro dell’esistenza, l’utente fa i conti con l’impossibilità di trovare un’occupazione (anche saltuaria) adeguatamente remunerata.
Certo, questo fatto si può estendere a una larga fascia di popolazione che versa in condizioni di rischio di sussistenza.
Ma per coloro che, già da lungo tempo, si trovano in situazioni di marginalità rappresenta un disagio ancora più grande. Alcuni hanno smesso di sperare: vivono con genitori anziani dai quali non si sono mai realmente affrancati, cioè non hanno mai raggiunto un'autonomia personale; questi nostri assistiti, non più giovani, troppo spesso rimangono ancorati ad un legame che ha esaurito le potenzialità di cambiamento. Un triste traguardo conseguito poco a poco, dopo innumerevoli tentativi e fallimenti.
I soggetti più fortunati hanno costituito un proprio nucleo familiare e messo al mondo dei figli, tuttavia non dispongono di risorse economiche sufficienti al loro mantenimento e, talvolta, i genitori sono l’unica risorsa per la sopravvivenza del nuovo nucleo familiare. ma, quando la famiglia d’origine, purtroppo, non è più presente, allora le cose si complicano ai limiti della disperazione.
I ricoveri notturni cittadini non possono offrire accoglienza ad utenti conosciuti come drogati o alcolisti e l’unico centro di accoglienza diurna e notturna, cosiddetto a bassa soglia di accesso (cioè, con poche regole, tra le quali quella di astenersi dall’uso di stupefacenti o alcool), ha da poco sospeso l’ospitalità notturna per un adeguamento della convenzione alle normative vigenti.
Quando è bel tempo, non pochi dei nostri assistiti dormono per strada, ma quando la bella stagione ci lascia, già con le prime piogge, il disagio diventa insostenibile e, come risulta proprio dall’ultima testimonianze raccolta pochi giorni fa al SerT: “anche i cani, quando piove, trovano riparo sotto le macchine. Mi dica lei, ma questa è vita?”.
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