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L’unione fa la forza
di Michele Guccione - micheleguccione@nellattesa.it

In questo numero vi riferiamo di un’associazione, la "Famiglie SMA", che si occupa dei piccoli affetti da una malattia rara, l’atrofia muscolare spinale. La capacità dei genitori di comunicare fra loro e di scambiarsi notizie utili ed esperienze - di fronte ad una comprensibile scarsa conoscenza della patologia da parte della maggioranza dei medici - spesso aiuta la prevenzione e la cura, talvolta accompagna verso la soluzione di casi difficili. Certamente evita dei drammatici decessi. 
Lo stesso tipo di risultato abbiamo potuto apprezzare nel caso dell’associazione Aslti che ha di fatto "adottato" il reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale dei Bambini occupandosi non solo dell’informazione e assistenza fra pazienti, ma persino dei problemi finanziari della struttura pubblica, battendosi per il rinnovo del contratto dei medici bravissimi che si occupano dei piccoli pazienti e per la dotazione delle necessarie attrezzature.In questi giorni ci segnalano disagi a causa del trasferimento del reparto all’ospedale «Maurizio Ascoli», mentre al «Di Cristina» è rimasto un day hospital. Ce ne occuperemo prossimamente.
Dunque, sono due esempi di un associazionismo che funziona, perchè spontaneo, apolitico e sincero, non interessato alla caccia dei contributi pubblici per fare altro. L’utile alleanza di genitori di pazienti rende ancora più assordante la solitudine, il silenzio e l’indifferenza che circondano Bennardo Raimondi, l’artigiano vittima di usura costretto a mettere in vendita un rene per curare il figlio disabile. Lo scorso 9 ottobre un’associazione sportiva ha organizzato un torneo di calcio e ha invitato Raimondi per portare la sua testimonianza e raccogliere fondi per il piccolo Tonino. L’artigiano ha messo in vendita le proprie ceramiche. Risultato: ha ricavato in tutto 10 euro! Una pesantissima mortificazione per un padre coraggioso che si vede rifiutato dalla società palermitana solo perchè ha denunciato i suoi strozzini. 
É questo l’esempio che vogliamo dare? É possibile che non si possa creare un’associazione fra le persone che si trovano in queste situazioni, e sono tante? Ma soprattutto chiedo a me e ai nostri lettori: come facciamo a non vergognarci per questo fatto? Io mi vergogno, anche per voi che finora avete ignorato i nostri appelli ad aiutare Raimondi.

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