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Con una leggerezza sbalorditiva tanti palermitani hanno approfittato del Ponte dell'1 novembre per partire. Complimenti, alla faccia della crisi! Nessuno sembra accorgersi di certi titoli di giornali che in una città normale farebbero terrorizzare. Uno per tutti: "Niente Halloween alla Città dei Ragazzi. Cancelli chiusi per protesta". In Italia per la festa di Halloween si spendono cifre enormi, ma a Palermo non si fa festa in un luogo simbolo a causa di una protesta. Di chi? Di 120 dipendenti della Gesip Servizi che a gennaio saranno licenziati. Si badi bene, fra i tantissimi che sono partiti ci sono anche quei politici e amministratori che avrebbero la responsabilità di risolvere questa e altre emergenze. Un grande tocco di sensibilità, non c'è che dire!
L'elenco non finisce qui: hanno ricevuto preavviso di licenziamento 65 operai di Essemme, sono a rischio 450 di Gesip, sono finiti in cassa integrazione gli operai dei Cantieri navali e della Keller, nessuno si sta davvero impegnando per salvare i lavoratori della Fiat di Termini Imerese. Per la prima volta la crisi sta sfiorando anche quello che era un'isola felice, ossia l'indotto del Porto.
No, la nostra città non vede tutto questo, anzi. Sempre più concittadini - grasso che cola! - si abbuffano di shopping in negozi di lusso (ne aprono sempre di più e pagano affitti esorbitanti), di festini con "polverine" in compagnia di politici e Vip, di cene pantagrueliche, regaloni, privilegi, sprechi e così via.
C'è di peggio: in vista della campagna elettorale si stanno già dilapidando fortune nel lancio di questa o quella nuova formazione politica, mentre c'è chi si fa pagare 6 mila euro a testa dai disoccupati creando false illusioni lavorative. La Missione di Biagio Conte e le tante mense per poveri sono insufficienti ad accogliere i sempre più numerosi morti di fame, e il resto della città che fa? Fa baldoria, si ingozza, sperpera. Che Natale sarà per il nuovo esercito di senza lavoro che avanza? Quale solidarietà si può immaginare da parte di gente tanto insensibile quanto lo erano i mafiosi di uno o due decenni fa che durante le leggendarie cene a base di aragosta sentenziavano l'uccisione di questo o quell'altro? Proseguire la propria vita agiata (spesso tale non per merito proprio) e non curarsi di chi ha bisogno significa condannarlo a morte.
Morte civile, oltre che fisica. Fino a quando la nostra città sarà ammorbata da cuori così aridi, pronti a distruggere tutto in nome di loschi affari, difficilmente potremo vedere la luce. Una cosa è certa: questa gente non conosce la crisi, ma aggrava quella di tutti gli altri.
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