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L’accordo regionale per l’assistenza primaria
di Diego Fabra

La recente conclusione dell’accordo regionale tra rappresentanti dei medici di assistenza primaria, aziende sanitarie e Regione Siciliana ha confermato l’indiscusso favore di cui gode la mia categoria, quella dei medici di famiglia. Tutti credono nell’importanza del proprio medico, al punto da proiettarlo in compiti istituzionali sempre più utili. La tendenza comune porta verso l’aggregazione in piccoli o medi consorzi, per la costituzione di ambulatori che svolgano funzioni utili, non solo alla singola persona, ma anche alla collettività. Si parla sempre più spesso di medicina di gruppo, dove la presenza di un medico di turno può esser garantita fino a un massimo di dieci ore al giorno. Se, poi, pensiamo che nelle dodici ore notturne agisce territorialmente la guardia medica, possiamo dedurre che in un prossimo futuro le aree di emergenza potrebbero rifiatare e svolgere meglio il proprio delicato compito. Questo sempre che il cittadino impari a usare bene i servizi della pubblica salute, e non ad abusarne. 
È il tema su cui ci permettiamo di insistere, perché è la chiave di volta della vera economia. Qualunque spreco è da condannare, in ogni campo, ma nell’ambito della sanità questo concetto deve tradursi al più presto in atteggiamenti concreti perché siamo tutti noi che determiniamo i nuovi parametri di efficienza e di qualità.
Non conosco i numeri della statistica, ma è impressionante la quantità di prestazioni sanitarie evitabili, in special modo nelle aree “gratuite”, come gli ambulatori dei medici di famiglia, il pronto soccorso, le guardie mediche e le prestazioni esentate.
Per contro, è ancora lontana una vera educazione alla prevenzione, che ci vedrebbe tutti veri artefici della buona salute nostra e dei sistemi sanitari. In altre parole, si mangia a sproposito, si conduce vita sedentaria, si vive in nuvole di fumo in attesa, magari, dell’alcolico che ci faccia dimenticare il resto, per poi, non appena la colonnina di mercurio dello sfigmomanometro segna dieci punti in più o quella del termometro due decimi sopra la fatidica soglia del trentasette, correre da un medico, creando congestione nelle sale d’attesa degli ambulatori. E magari ci lamentiamo perché si attende troppo! Il nuovo accordo si inserisce bene anche nei programmi educazionali e della prevenzione. Col nuovo accordo il medico di famiglia potrà fornire dati di pubblico interesse sulle principali patologie, collaborare in équipe territoriali con specialisti, sfruttare meglio il prezioso tempo per curare, dialogare, intervenire, anche in alternativa al dispendioso sistema dei ricoveri. Ma questo a condizione che cominciamo a evitare le richieste inutili o improprie. La buona volontà del sistema si coglie. Adesso tocca a tutti noi prendere coscienza che, in questo, come in tutti gli altri campi del vivere, dobbiamo aumentare il tasso di personale civismo.

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