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Cari
Amici,
qualcuno (ritengo non pochi) all'approccio di … Cari amici …
storcerà il naso e comprensibilmente, sarà portato a pensare che
sia solo una forma di piaggeria (più o meno accattivante, ma
sempre e solo piaggeria)
Spero ma sarei tentato di dire "ritengo", che il
contraltare sarà costituito dai tanti che avendo avuto a che fare
con l'A.N.I.O., troveranno invece consono e corretto il … Cari
Amici.
Il motivo discendente da fatti e condizioni, penso sia una delle
poche positività da ascrivere alla malattia infettiva
osteo-articolare.
Non stupitevi, ma è proprio questa condizione (scongiurabile ma
innegabilmente esistente) che giorno dopo giorno, fa sì che tutti
coloro che si rivolgono all'A.N.I.O., finiscono, di fatto e non
per piaggeria, con il divenire ma soprattutto con il sentirsi …
Cari Amici.
Esaurite le premesse, passiamo ai fatti.
Da anni l'A.N.I.O. si occupa dei disagi scaturenti e correlati
alle infezioni osteo-articolari.
Chiunque abbia avuto la sventura di imbattervisi, sa cosa
significa la limitazione funzionale (spesso sfociante nella
functio laesa), sa cosa sia il dover dipendere da quella
particolare cura, troppo spesso prestata fuori regione, sa cosa
significhi l'indifferenza e prova sulla propria pelle il
significato della "vacatio legis".
Perché tutto ciò.
Diverse le spiegazioni:
Le infezioni osteo-articolari sono subdole, scarsamente tendenti a
guarigione, spesso tendenzialmente peggiorative, gravate da
recrudescenze in grado di limitare qualsiasi aspetto della vita
sociale e di relazione, costose, ma nella popolazione
rappresentate in maniera statisticamente poco significativa (si
tratta pur sempre di migliaia e migliaia di persone).
La società in cui viviamo, tende a dare grande significato a
malattie sicuramente meno gravi (talora addirittura stagionali),
ma dal grande impatto numerico (si pensi all'interessamento dei
Media e della Politica sulla influenza H1N1).
La società che ci siamo costruiti (di cui spesso facciamo
integralmente parte), tende a lavarsi la coscienza con una
donazione, ma è piuttosto ritrosa a spendere tempo ed energie su
chi ha bisogno. Forse, correndo tutti più del necessario ci
fermiamo a riflettere molto meno di quanto sarebbe invece
necessario.
A.N.I.O. ha coordinato i desiderata di "uomini e donne",
che hanno deciso di riflettere e conseguentemente di
"dare", ognuno quello che poteva, ognuno con la
professionalità che aveva maturato, ognuno con il tempo che aveva
a disposizione.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti (call center, proposte di
legge, assistenza burocratica, assistenza amministrativa,
assistenza medico-scientifica, indirizzi legali) e quant'altro di
volta in volta si è reso e si renderà necessario.
Non siamo la panacea di tutti i mali, né riusciamo a vicariare
appieno l'immenso baratro tra ciò che una civile societas
dovrebbe dare ai malati di infezioni osteo-articolari e
l'insufficiente attenzione che questi "malati" ricevono.
Abbiamo cercato di spostare il punto assistendo "malati"
e non "malattie", perché per A.N.I.O. è la persona che
deve rimanere sempre e comunque al centro dell'attenzione.
Per la malattia a volte basta una veloce prescrizione antibiotica,
il malato è tutt'altra cosa, giustamente pretende attenzione,
condivisione delle problematiche e soprattutto "aiuto".
La direzione intrapresa ci sembra quella giusta, il verso ci è
stato indicato da tutti Voi; vi chiediamo solo di esserci vicini,
tanto da potere nelle giuste sedi (ministeri, assessorati, etc.),
rappresentare con forza le Vostre esigenze.
Vi chiediamo di essere comprensivi se talora un vostro stato
d'animo non viene appieno compreso (siamo uomini anche noi e
talora la fatica ci travolge), ma Vi assicuriamo che per A.N.I.O.
non sarete mai "malattie" da classificare, ma sempre
persone da ascoltare le cui esigenze vanno in ogni caso rispettate
e per tutto quello che possiamo, evase nel più breve tempo
possibile.
Continuate a farci presenti le Vostre esigenze, che hanno
rappresentato, rappresentano e rappresenteranno la nostra forza e
l'indicatore di dove l’A.N.I.O. deve andare a bussare, se
necessario ergendosi a tutt'altezza e non con il cappello in mano.
Ricordatevi che, come usiamo dire in Sicilia, "unu sulu nun
è bonu mancu a mangiari" (traduzione: chi è solo non è in
grado neanche di mangiare), per cui sappiate che SOLI NON SIETE. |