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Non molti san-no che il foglio che state leggendo è na-to da una chiacchierata appassionata tra me e mio fratello Sergio – l’attuale editore – nella cucina della mia casa. Come da ragazzi, sognavamo di dar vita ad un giornale. Abbiamo unito le reciproche competenze (scientifiche le mie, editoriali le sue) e ci siamo lanciati in un progetto che tutti avrebbero detto interessante e innovativo, ma destinato a perire in breve tempo a causa del mercato povero e sofferente della nostra Terra.
Siamo, invece, riusciti nel nostro intento e il giornale che sognavamo ha superato ogni previsione. In oltre otto anni siamo entrati in tante case e abbiamo suggerito garbatamente percorsi di salute, sfidando i colossi che guadagnavano terrorizzando i lettori con fantasmagoriche catastrofi planetarie. Noi non crediamo in una medicina della malattia, ma della salute, destinata a rafforzare, non a deprimere. E non crediamo nemmeno nello strapotere delle forze commerciali che si accostano all’uomo avide di denaro: in campo medico equivale a succhiar sangue al moribondo.
Le mie personali ricerche mi portano ad affermare che è possibile perfino vivere senza farmaci – molti lo fanno. Adopero l’avverbio “perfino” perché quest’affermazione può sembrare un’eresia: è tale il condizionamento in cui viviamo da potere affermare che subiamo non una dittatura, ma tante, quasi tutte mascherate e irriconoscibili.
Dopo questi gloriosi anni si cambia. La casa editrice “edizioni nell’attesa sas” passa la mano ad un nuovo proprietario della testata: l’ANIO (Associazione Nazionale per le Infezioni Osteoarticolari). Il suo illuminato fondatore, Girolamo Calsabianca, ap-prezza a tal punto il nostro progetto da averlo fatto diventare proprio. L’ANIO, fin dalla fondazione, si è posta a servizio e a difesa del paziente in quanto uomo, cioè di ognuno di noi allorquando ci accada d’imbatterci in un problema di salute. Avremo tempo e – adesso – luogo per parlare del già fatto, con passione, dedizione e intelligenza, da Calsabianca & C.
Nel frattempo permettetemi una considerazione e due saluti.
La considerazione è che un’idea, un ideale, un progetto, possono, se buoni, viaggiare su diversi mezzi di locomozione”: il viaggio verso un buon cambiamento è lungo e ha bisogno di forze nuove e di economie fresche, ed è ciò che è accaduto.
Poi passiamo ai saluti. Il primo – doveroso – al nuovo patron, cui va tutta la mia personale ammirazione, con l’augurio di entrare insieme …”a braccetto” nelle vostre case con simpatia e qualche utilità. Il secondo a mio fratello Sergio, senza il quale non avrei il privilegio di parlarvi e di rappresentare un pensiero libero e appassionato. A lui, all’amico Michele Guccione, che ha diretto il giornale con professionalità e spirito di servizio poco usuali in una società sempre più mercantile, e a chi ha collaborato con passione e dedizione al giornale il mio personale ringraziamento in qualità di ideatore di questo progetto e l’augurio di dar vita ad iniziative prestigiose e vincenti.
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