Anno 7° 
n. 7 del 20 febbraio 2012

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Lo Stato e i miracoli

editoriale di Michele Guccione -

Il mio amico Enzo, che vive a Trieste, colto da un terribile mal di denti scopre che il suo dentista di fiducia ha avuto un incidente e non sarà disponibile per un mese. Decide di andare al pronto soccorso, ma lo terrorizza il solo ricordo di cosa siano a Palermo gli ambulatori pubblici o il pronto soccorso. Mi racconta invece che a Trieste è rimasto piacevolmente sorpreso dall’avere trovato modernità, ordine, efficienza, puntualità: è stato curato forse meglio del suo dentista privato, come se fosse in una clinica. Addirittura poi gli hanno telefonato per sottoporlo ad una visita di controllo. Un miracolo? Direte voi: a Trieste lo Stato c’è, da secoli. Tutti fanno il loro dovere per il quale sono pagati, lo fanno anche con passione e sono precisi, meticolosi, tengono a far fare buona figura a se stessi e alle istituzioni. Ma non temete, lo Stato è presente anche da noi e fa miracoli. E’ così certamente da quando il premier Monti ci spiega che la povertà ci porterà sviluppo. Noi detrattori e pensatori in malafede vediamo, invece, non solo una sanità allo sfascio, ma un Inps che fa di tutto per riconoscere le invalidità il più tardi possibile, sperando che qualcuno nel frattempo muoia. E’ un modo per risparmiare? No, siamo tutti malpensanti. E’ anche questo un modo per fare miracoli. Lo ha sperimentato personalmente una anziana signora, invalida da anni al 100% e costretta su una sedia a rotelle, chiamata dall’Inps a visita medica per la revisione. L’istituto, cioè, dopo avere accertato a suo tempo la totale paralisi agli arti inferiori, vuole accertarsi che la signora non sia una truffatrice, o che nel frattempo non sia guarita. In attesa del responso medico, l’Inps le sospende la pensione. La visita – ma sono dettagli – arriva dopo nove mesi e solo dietro ripetuti solleciti. Il medico, assai meticoloso, non visita neppure la signora, anzi neanche le si avvicina, come se fosse appestata. Si siede ad una decina di metri e le sussurra: “Si alzi”. La signora si guarda attorno allibita e risponde: “Ma che dice? Non capisco”. Il dottore a quel punto sbotta: “Vede, signora, lei non è immobilizzata, è sorda. Dovrà rifare un’altra visita con l’otorino per questa patologia. Nel frattempo le tolgo l’invalidità”. Questo è un bravo e fedele servitore che applica alla lettera le istruzioni di Monti: lo Stato fa miracoli! 

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