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pagina 4 - MEDICINA | |||
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| Anche il cuore sano può fibrillare | ||||
| di Sergio Fasullo - Dirigente medico cardiologo UTIC Ecocardiografia del Presidio Ospedaliero "G.F. Ingrassia" - sergiofasullo@libero.it | ||||
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Ovviamente il mio cuore è sano e attualmente ho un elettrocardiogramma perfetto ( in ritmo sinusale cioè normale)… Almeno fino a quando non si verificherà il prossimo cortocircuito (la prossima fibrillazione atriale) che manderà di nuovo in tilt tutto il sistema cardiaco!" Comunicare con il paziente e spiegargli da cosa sia affetto non è sempre facile per il medico, soprattutto quando non si sono ancora scoperti i meccanismi fisiopatologici sottostanti dell'insorgenza della malattia. Nel 1953 l'inglese Swann coniò il termine "lone” atrial fibrillation (in italiano "sola” o “isolata" fibrillazione atriale) per descrivere quei casi nei quali gli esami escludevano qualsivoglia malattia di cuore. Non passa giorno che il cardiologo non si trovi davanti ad uno o più soggetti con fibrillazione atriale isolata. Da noi si preferisce chiamarla fibrillazione idiopatica, patologia peculiare ancora non individuata. Difficile spiegare perché compaia e come si possa fare per prevenirla. Oggi sappiamo come la prevalenza della fibrillazione atriale idiopatica (nelle forme parossistiche più che in quelle persistenti) si aggira intorno al 2 per cento e questo gruppo di casi "pochi ma buoni" con cuore sano è costituito per quasi l'80 per cento da maschi con età media di quarantaquattro anni. Queste forme di fibrillazioni atriali che regrediscono da sole (cioè senza intervento farmacologico) o, sovente dopo intervento medico-farmacologico, spesso ritornano diventando fastidiose per il paziente. Si è visto nel corso degli anni come alcune patologie non cardiache possono inserirsi nei meccanismi che scatenano il cortocircuito generando la fibrillazione.
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