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Circa trenta milioni di italiani soffrono di steatosi epatica o "fegato grasso". Un disturbo dovuto ad un accumulo di grasso nelle cellule del fegato che interessa non soltanto la popolazione adulta (25%), ma, da qualche anno, anche una significativa percentuale di bambini in sovrappeso (20%). Alla fine degli Anni Settanta le persone con steatosi epatica erano circa il 4%. Oggi la percentuale si è quadruplicata, indice di una malsana ricchezza che si manifesta nell'alimentazione, nell'uso dell'alcol e in uno stile di vita sbagliato.
"Il grasso, si accumula nel fegato - ci spiega Antonio Craxì, direttore dell'Unità operativa complessa di Gastroenterologia del Policli-nico - sia per un'eccessiva quantità che gli arriva dall'esterno (pensiamo a una dieta supercarica di grassi), sia, soprattutto come materiale di trasformazione di altre sostanze che l'organismo assimila e che, poi, non può o non riesce ad utilizzare in un tempo breve. Tipicamente il glucosio, lo zucchero più facilmente utilizzabile dalle cellule, in alcune situazioni - che poi sono quelle che preludono al diabete - non viene utilizzato; il fegato lo capta e lo trasforma in trigliceridi, una delle principali forme con cui i grassi lipidici circolano nell'organismo, causando una sofferenza delle cellule. Una steatosi, per l'appunto".
La steatosi non è solo l'indice di un problema metabolico, cioè troppi grassi dall'esterno o anche in presenza di una dieta corretta, troppi grassi che l'organismo forma a partire da altre sostanza come il glucosio, ma "può anche essere un'espressione di sofferenza delle cellule epatiche indotta da altre cause, come, ad esempio, l'alcol che dev'essere metabolizzato, bruciato dalle cellule del fegato, impegna il metabolismo energetico degli epatociti fino a un punto tale da far soffrire le cellule e generare steatosi".
Alla luce del fatto che l'età d'iniziazione all'alcol si è abbassata, avete riscontrato una maggiore incidenza di questo disturbo nella fascia giovanile?
"Esiste più precocemente la steatosi, tuttavia è difficile dire quanto dipenda dall'alcol e quanto non dipenda dal fatto che il peso medio della nostra popolazione va aumentando. Ci stiamo allineando piuttosto rapidamente a profili di iper-alimentazione all'americana con un conseguente aumento di peso nella fascia infantile e adolescenziale. Chiaramente, in ogni persona in sovrappeso c'è un fegato steatosico. Non dobbiamo anche dimenticare che la presenza di grasso nel fegato può essere una risposta ai virus. Se c'è un'infezione cronica, come il virus dell'epatite C o del'epatite B, spesso all'ecografia si vede un fegato steatosico. La presenza di grasso nel fegato, quindi, può essere ricondotta a tre condizioni: steatopatite non alcolica (presenza di grasso in persone che non consumano alcol), steatopatite alcolica (presenza di grasso in persone che consumano alcol oltre un livello a rischio) e steatosi in pazienti con malattie virali. Le cause della steatosi epatica possono essere diverse. La steatosi non è la malattia, ma è il sintomo della malattia".
Esiste ereditarietà e si può in qualche modo prevenire l'insorgenza della steatosi epatica?
"Se si ha familiarità per alcune malattie metaboliche come il diabete, l'ipercolesterolemia, l'ipertrigliceridemia, in questo senso vi è ereditarietà. Tuttavia, l'uomo è un animale complesso in cui interagiscono fattori ereditari e ambiente. Pertanto, se una persona che ha familiarità con una delle patologie sopracitate, si mantiene magra, fa sport, non eccede nell'alcol non svilupperà la steatosi".
Con l'uso del fibroscan che vantaggi avete avuto rispetto alle normali ecografie?
"Nel fegato, essenzialmente, ci sono tre componenti intercorrelate da indagare: quanta infiammazione c'è, quanta fibrosi c'è e quanto grasso accumulato. Il fibroscan, che è in grado di misurare attraverso il fegato la trasmissione di un'onda elastica, ci da indicazioni sulla durezza del fegato. Un parametro influenzato, principalmente, dalla quantità di cicatrici e, in minor misura, dall'infiammazione e dalle steatosi. E' un modo non invasivo per avere un'idea semi-quantitativa dello stadio di avanzamento della malattia".
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