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La malattia, forse, più emblematica del tempo moderno è il diabete. Cresce col crescere del benessere e delle cattive abitudini. Si comunica non per contagio, ma per un altro tipo di diffusione, quello della cattiva pubblicità, delle mode alimentari, della mancanza di regole e di disciplina. Nella civiltà degli eccessi è difficile comprendere che il problema della spazzatura nelle strade non dipende solo dalla cattiva gestione delle aziende municipalizzate, ma anche dalla quantità abnorme di rifiuti che produciamo. Così, analogamente, avviene nel nostro organismo. Ci preoccupiamo di capire perché non riusciamo a smaltire grassi e carboidrati, ma mai di quanto e come li introduciamo. Parlare di prevenzione del diabete, malattia in costante aumento, senza investire i livelli educazionali sarebbe come tentare la bonifica di un quartiere a rischio senza raggiungere le scuole primarie e il mercato del lavoro onesto. La prima prevenzione consiste nell'attuazione di campagne informative sulla corretta alimentazione, sulla necessaria cura del corpo. Intercettare i nostri giovani e le loro famiglie: insegnare come difendersi dalla pubblicità che in modo subdolo invita ad alimentarsi male. Le tonnellate di merendine industriali ben esposte lungo i corridoi dei supermercati sono fin troppo appetibili e reperibili per non costituire un rischio. La nostra meravigliosa dieta mediterranea cede il passo ai modernismi occidentali che ci trasformeranno, a poco a poco, nell'opulenta, problematica e nevrotica America degli States. Il diabete, si sa, è malattia metabolica, ma, prevalentemente, a carattere angiologico: in altre parole riguarda le arterie. Si, perché è lì che si concentra il maggior danno. Da qui i più temibili rischi, per le coronarie, per gli occhi, per i reni, per gli arti inferiori, e così via. Ma quanti addetti ai lavori spendono parole sufficienti per allontanare gli ulteriori, aggravanti rischi per le arterie, primo fra tutti il fumo che, addizionando il rischio lo rende esponenziale? Quali campagne raggiungono i giovani, le famiglie, gli ambienti e perfino gli ospedali, per una corretta prevenzione del danno vascolare? Il diabete richiederebbe controllo costante del peso, dei dati antropometrici, della circonferenza della vita, degli esami ematochimici più comuni. Ai nostri medici di famiglia è stato suggerito di seguire un progetto, finanziato a dovere, per la gestione ambulatoriale del soggetto affetto da diabete. Ottimamente congegnato, non c'è che dire. Ma qualcosa per evitare di arrivare ad ammalarsi?...Che so, qualche controllo di screening dei fattori di rischio, magari gratuito? O la creazione di programmi di controllo dei soggetti che geneticamente sono più predisposti, attraverso l'analisi delle mappe multifattorial?... E, una volta individuati coloro che potenzialmente sono più esposti, cadenzare una visita, anche ogni due-tre anni, per accertarsi che il livello educativo sia adeguato?... Una corretta prevenzione dovrebbe partire ed arrivare a tavola. Non si può stare con gli occhi bene aperti quando si è alla guida, quando si cammina, quando si sta con gli altri, quando si fa sport o si gioca, e al momento di mangiare chiuderli irrimediabilmente per soddisfare il palato e la gola senza pensare alle conseguenze. Una disciplina è indispensabile. Mangiare bene, mangiare bene e poco, mangiare bene poco e sano. Noi non siamo bidoni della spazzatura. Siamo contenitori preziosi e, a tavola, dobbiamo soddisfare tutti i sensi, non solo il gusto. Auspichiamo che tutto questo sia il contenuto di campagne sociali serie, organizzate, intelligenti. |