L’infermiere di famiglia, un nuovo sostegno per l’individuo e per la collettività

Nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale e nell’individuazione di modelli organizzativi assistenziali, si mira ad evitare il ricorso eccessivo ed improprio alle strutture ospedaliere e, in particolare, ai servizi di emergenza-urgenza. Da tanti anni ormai ci si è resi conto dei vantaggi che derivano dall’ottimizzare la qualità delle cure e dell’assistenza ai cittadini sul territorio attraverso il lavoro integrato tra medico e infermiere, ognuno con le proprie competenze specifiche. Si è definita già la figura dell’Infermiere di Famiglia ma ancora oggi, a distanza di oltre dieci anni, all’operato dei medici di medicina generale non è stata affiancata la collaborazione del professionista infermiere. La salute è un diritto umano dove equità e solidarietà nell’azione per raggiungerla e sostenerla sono fondamentali.
Chi è l’infermiere di famiglia? Qual è il suo ruolo? L’infermiere di famiglia rappresenta colui il quale si occupa dell’assistenza infermieristica verso l’individuo e verso la collettività. Sebbene il titolo di “Infermiere di Famiglia” faccia supporre che oggetto dell’assistenza siano soltanto le persone che vivono nelle famiglie, così come questo concetto è generalmente inteso, il suo ruolo abbraccia molto più di questo, comprendendo tutta la collettività. La figura dell’Infermiere di famiglia è altresì importante perché sostiene interventi di ricerca e indagini epidemiologiche in ambito familiare e in comunità, promuovendo azioni di tipo educativo, preventivo e curativo. Il suo ruolo è di dedicarsi ai pazienti e alle rispettive famiglie, affrontando con loro la malattia o la disabilità cronica, dal suo esordio fino ai periodi più difficili, lavorando a domicilio in modo da capire insieme ai familiari come gestire la malattia in maniera più consona ed efficace. Le famiglie sono le unità di base della società, dove chi si occupa dell’assistenza, sarà in grado non solo di dedicarsi professionalmente delle sofferenze fisiche ma anche di tenere conto dei loro aspetti psicologici e sociali. Per chi fornisce assistenza primaria, è importante conoscere le condizioni in cui vivono i pazienti cioè il loro ambiente domestico e familiare, il lavoro, le abitudini, stati d’animo, queste componenti possono influire in maniera considerevole sul decorso della malattia. Se i fornitori di assistenza non sono consapevoli di quanto detto, alcuni sintomi insorgenti possono essere male interpretati o non riconosciuti. Quindi, possono essere sopra o sottovalutati, rischiando di effettuare per ciò trattamenti non necessari, che incrementerebbero i costi senza contribuire ad identificare cure e problemi reali. In questo scenario l’infermiere di famiglia dimostra le molteplici sfaccettature del suo ruolo, che comprendono la promozione della salute, la prevenzione delle affezioni e la gestione delle malattie croniche. Egli deve conoscere la malattia, la sua gestione, le possibili complicanze e deve avere l’abilità di saper selezionare e valutare gli interventi nella prevenzione primaria, secondaria e terziaria. Inoltre, la conoscenza dettagliata della comunità in cui opera, gli consente di coinvolgere i gruppi locali in attività di promozione e prevenzione. I membri della comunità dovrebbero considerarlo persona disponibile che incoraggia una politica di accesso universale per la gente preoccupata della propria salute. Con la preparazione specifica che si ritrova, sarà in grado di agire sul territorio, conoscerà la mappa dei servizi sociali, avrà la competenza tale da instaurare un rapporto diretto, non solo con il malato, ma anche con la persona sana occupandosi delle sue necessità. Questa figura nella nostra realtà non è ancora stata percepita in tutta le sue competenze, potenzialità e utilità, mentre si coglie diffidenza e dubbio per la grande autonomia supportata dai chiari quadri legislativi. Nel documento “Health: la salute per tutti nel XXI° secolo” documento di politica sanitaria della Regione europea dell’OMS, adottato dall’Assemblea Mondiale della Sanità nel 1998, si introducono 21 obiettivi strategici. Questi che dovrebbero essere perseguiti a livello internazionale, nazionale e locale nei paesi della regione Europea, presentano una nuova figura d’infermiere, l’Infermiere di Famiglia, che dovrà dare un contributo-chiave in seno all’equipe multidisciplinare di professionisti della salute. Basandosi sulle competenze derivate dalla definizione dell’OMS del poliedrico ruolo dell’Infermiere di Famiglia, è stato redatto un curriculum che preparerà personale qualificato ed esperti per questo nuovo ruolo. Avrà un ruolo centrale all’interno della comunità durante tutto il continium assistenziale (come dalle raccomandazioni della Conferenza Europea sul Nursing tenutesi a Vienna 1988).
Egli dovrà fornire consulenza sugli stili di vita e sui fattori comportamentali di rischio, assistere le famiglie in materia di salute gestendo i problemi sanitari attraverso la diagnosi e trattamento precoce.
Dovrà assicurare l’assistenza domiciliare infermieristica richiedendo l’intervento della rete dei servizi territoriali. Inoltre dovrà promuovere un facile rapporto tra famiglia e medico di medicina generale e sostituirsi a quest’ultimo quando i bisogni identificati sono di carattere prevalentemente infermieristico.
L’infermiere quindi, come già detto, diventa responsabile di un gruppo predefinito di famiglie ed in quest’ottica assume un ruolo strategico negli interventi di assistenza preventiva, curativa, riabilitativa e di sostegno. Inoltre, fornire un “servizio infermieristico di alto livello“, dove gli stessi infermieri fanno parte della comunità in cui operano, riuscirà a mobilitare e sviluppare le risorse e le opportunità del territorio migliorando qualità di vita e di salute del singolo e della collettività.

Meli Giovanna
Dott.ssa in Infermieristica

di Redazione

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