blu-while

Gli adolescenti, un filo sempre pronto a spezzarsi


Notice: Undefined index: tie_hide_meta in D:\inetpub\webs\nellattesait\wp-content\themes\sahifa\framework\parts\meta-post.php on line 3

“The Blu While, il gioco del Suicidio: Gli adolescenti, un filo sempre pronto a spezzarsi”

La vicenda del blue whale (balena blu), un gioco formato da prove di brutalità crescente, che ha già ucciso decine di ragazzi, ha accesso i riflettori sulla fragilità adolescenziale.

Milioni di adolescenti vivono realtà e condizioni difficili in tutto il mondo e l’Italia non fa eccezione, ma i risultati di un sondaggio indicano che non si può abbassare la guardia.

L’80% degli adolescenti si trova in disagio emotivo, mentre il 15% ha dichiarato di trovare sollievo nell’autolesionismo. La scarsa autostima, le paure spesso inespresse e i disagi sociali interni alle famiglie, non ultima anche la povertà crescente, preparano il terreno ad azioni autolesionistiche che possono coinvolgere altre giovani innocenti.

Recentemente, è salita alla ribalta il fenomeno criminale del “Blue Whale”, un gioco perverso esplicitamente creato per convincere gli adolescenti più suggestionabili a suicidarsi dopo aver passato delle prove sempre più estreme.

Ciò è accaduto perché le vittime selezionate si trovavano in forte crisi emotiva, divenendo facili prede del primo e abile manipolatore di turno. Eppure, questo fenomeno nato e amplificato nel mondo del web, potrebbe non essere l’unico caso e altri potrebbero seguirne.

Infatti, i risultati preliminari di un’indagine della Società Italiana di Pediatria, presentata in occasione del Congresso Nazionale tenutosi a Napoli, indicano che la fragilità emozionale degli adolescenti non va sottovalutata. La ricerca è stata realizzata in collaborazione con gli uffici scolastici regionali che hanno invitato gli alunni a rispondere ad un questionario informatizzato.

Questa richiesta è stata soddisfatta in circa due mesi, da più 10 mila ragazzi, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, provenienti da tutte le regioni italiane. Oltre la metà degli intervistati ha dichiarato di stare a tal punto male da non trovare sollievo. Se a questa percentuale si aggiungono coloro che hanno provato “raramente” questa sensazione, si arriva a circa l’80% del campione.

Circa un ragazzo su due ha sentito il bisogno di avere un sostegno psicologico, ma l’84,2% non si è rivolto a un servizio di aiuto psicologico e solo il 4,8% ha utilizzato quello della scuola. Gli amici restano un punto fermo nei momenti di difficoltà, mentre è più bassa la percentuale di coloro che si rivolgono sempre o spesso ai genitori quando hanno una preoccupazione.

La maggioranza del campione utilizza le reti sociali per parlare con gli altri, quando sente i morsi della solitudine. Sull’alimentazione non va meglio, poiché un terzo del campione si vede in sovrappeso, ma solo l’11,7% lo è effettivamente secondo le valutazioni del pediatra. Il 53,2% fa colazione a casa, quasi la metà non fa sport, e di questi circa 1 su 3 (33,3%) ha abbandonato un’attività sportiva.

Il bullismo, poi, non risulterebbe come un fenomeno circoscritto, ma sarebbe diffuso sia come vittime sia come carnefici, in modo più accentuato nella versione on line, il cyber bullismo.

L’età media del primo smartphone, infine, è tra 10 e 12 anni, ma l’1,4% lo ha avuto anche a 5 anni e il 26% tra 6 e 10. Secondo il presidente della SIP, Alberto Villani, “I risultati dell’indagine confermano che l’adolescenza è un’età difficile, la novità è che le difficoltà emotive e comportamentali emergono sempre più precocemente.
Come pediatri stiamo infatti osservando un’insorgenza sempre più precoce di alcuni problemi tipici dell’adolescenza”.

Redazione

di Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *