diabete

Speciale Giornata della Salute ll diabete è il convitato di pietra

Il diabete si espande a macchia d’olio, mentre le autorità sanitarie mondiali non hanno ancora trovato una misura per arrestare questa epidemia. Pur non essendo una malattia infettiva, ma cronica, le cui complicanze rappresentano una voce non indifferente tra le spese sanitarie, la sua fenomenologia è notevole. In effetti, tra cibi grassi e ricchi di zuccheri, diete scorrette, vita sedentaria e predisposizione genetica, i motivi della sua crescita esponenziale non devono sorprendere. Così, l’Oms ha deciso di dedicare il 7 aprile come giornata mondiale della salute, dedicandolo a questa patologia. Il paziente resta come il migliore gestore di sé, quando sufficientemente informato e formato dal suo medico. Senza la collaborazione medico-paziente, non ci sarà mai una politica decisiva nel controllo del diabete mondiale.
L’espansione del diabete non conosce soste, tanto che la Giornata mondiale della salute 2016 che si celebrerà il 7 aprile, è stata dedicata proprio a questa patologia cronica. La sua gravità è confermata dai dati perennemente aggiornati al rialzo, dove, attualmente, colpisce 350 milioni di persone ma è destinata a raddoppiare nei prossimi 20 anni, secondo gli studi effettuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Secondo quest’ultimo, non caso, “L’epidemia di diabete è in rapida crescita in molti Paesi, soprattutto in quelli a basso e medio reddito: entro il 2030 il diabete sarà la settima principale causa di morte a livello globale”. Si ritiene che 314 milioni di persone al mondo, ovvero l’8,2% della popolazione adulta, patiscano una ridotta tolleranza al glucosio, che spesso anticipa il diabete. La proporzione di persone con diabete dovrebbe passare dall’odierno 5,1% a 6,3% nel 2025. Da qui a 25 anni, la popolazione adulta che vive con il diabete nel mondo passerà da 194 milioni a 333 milioni. Due terzi di essi abitano in paesi in via di sviluppo, dove è previsto un rapido aumento delle cifre, tanto che nel 2025, la regione del mondo che conterà il maggior numero di persone con diabete, sarà il Sud-est asiatico, con 82 milioni di persone colpite. Però, solo una minima parte può permettersi delle cure adeguate. Così, la Repubblica Democratica del Congo ha il primato di paese africano con la più bassa percentuale di accessibilità all’insulina, ma non è il solo. In Europa, ad esempio, il primato spetta all’Ucraina, con meno del 25%. Lo stesso accade in Sudamerica, dove, in Perù, un paziente con diabete su 4 riesce a procurarsi regolarmente l’insulina, o in America centrale, dove l’accessibilità all’insulina è compresa fra il 26 e il 49% in Salvador. L’Italia, invece, dispone ancora di un sistema sanitario funzionante che non addossa sulle spalle dei pazienti i costi della sanità, quando i Paesi anglosassoni in genere, fanno pagare tutto ai loro pazienti. Tuttavia, di fronte a questa realtà, viene spontaneo chiedersi cosa stiano facendo le autorità e se le politiche adottate finora abbiano qualche successo o meno da parte delle Istituzioni sanitarie mondiali. Gran parte dei casi di diabete di tipo 2, che rappresentano il 90% del totale sono prevenibili o ritardabili con semplici interventi sugli stili di vita scorretti, quali l’alimentazione eccessivamente zuccherata e grassa e la sedentarietà. Inoltre, una diagnosi precoce ne previene le complicanze, seppur sia mancata una seria politica preventiva e informativa da condurre nella popolazione. Infatti, uno degli strumenti migliori che aiuterebbero non poco nella lotta alla patologia, è la corretta informazione da offrire alla popolazione e ai pazienti conclamati, così da prevenire le complicanze. D’altronde, la fornitura di merendine e di bevande ad alto contenuto zuccherino, la cui disponibilità è oggi elevata, non permette ai corpi dei ragazzi di evitare di essere messi a dura prova. Non a caso, questa patologia colpisce sempre più spesso i giovanissimi, che sviluppino cattivi stili di vita quando hanno casi di diabete in famiglia. Il diabete può essere controllato e gestito attraverso una diagnosi precoce, un’educazione all’auto-gestione e un trattamento a costi sostenibili che sono componenti essenziali per condurre una politica vincente.
Non si tratta di pia speranza, perché l’Oms punta ad accrescere la consapevolezza della diffusione del diabete, del suo peso e delle sue conseguenze in particolare nei Paesi a basso e medio reddito. Così, il lancio del primo global report sul diabete che descriverà il peso e le conseguenze della malattia e raccomanderà ai sistemi sanitari di migliorarne la sorveglianza, così da rispettare alcuni degli obiettivi dell’Oms. Tuttavia, quali comportamenti vanno evitati per non incorrere in questa malattia? Secondo l’Oms, occorre una dieta ragionevole che si basi su pochi accorgimenti da applicare con regolarità, senza trascurare il benefico apporto dell’attività fisica condotta tutti i giorni. è sufficiente una camminata di 30 minuti al giorno per mantenersi ine efficienza.
Chi già è diventato diabetico, è necessario che imparare ad autocontrollarsi la glicemia in momenti diversi della giornata poiché trascurare i controlli significa favorire l’insorgenza di problemi, anche molto pesanti. Infatti, le famiglie soffrono maggiormente gli stili di vita scorretti del parente, determinando crisi e tensioni all’interno dei nuclei familiari. Non ultimo, è preferibile evitare diete drastiche e non bisogna sacrificare alcun cibo, seppur occorra smaltirlo con la dovuta attività fisica e con il dosaggio delle medicine necessarie.
Su queste tematiche, si terrà a Palermo un congresso, intitolato dall’Obesità al diabete dove saranno trattate le tematiche fin qui riportate.

Francesco Sanfilippo

di Francesco Sanfilippo

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