celiachia

Un’informazione completa aiuta i pazienti affetti da celiachia

La malattia celiaca è associata a diversi fattori, quali quelli immunologici, genetici e ambientali, sebbene il fattore ambientale determinante sia l’assunzione con la dieta del glutine. Il glutine – e, in maniera particolare, la componente proteica che si chiama gliadina – è l’agente eziopatogenetico (cioè, quello che riguarda il processo d’insorgenza di una patologia e del suo sviluppo, ndr). Esso è contenuto principalmente nel grano e nei cereali (orzo, avena, segale, etc) ed è un componente dell’amido di frumento, costituente di preparati per sughi e zuppe, presente anche in molti prodotti da forno per renderli più gustosi.

La malattia celiaca è stata sempre considerata una malattia pediatrica, mentre, negli ultimi anni, viene facilmente diagnosticata  anche in età adulta, alla luce di tutta una serie di sintomi extra intestinali quali la presenza di un alto indice di massa corporea (IMC), obesità, anemia, astenia, osteoporosi, infertilità, neuropatie periferiche, alopecia, fragilità delle unghie e dermatite erpetiforme. Diversi lavori scientifici hanno, inoltre, mostrato una diretta correlazione con un incrementato rischio di cancro del tratto gastroenterico, specificamente di linfoma non Hodgkin. In Europa, la sua prevalenza nella popolazione generale è stimata in meno dell’1% con maggior incidenza nel sesso femminile.

Lo stile di vita dei malati di celiachia, che prevede una strettissima aderenza ad una dieta priva di glutine, comporta diverse problematiche, in quanto vi può essere una maggiore o minore difficoltà nel reperire e preparare i cosiddetti prodotti gluten free. Vi è, tra l’altro, da considerare che il costo degli stessi è solo in casi particolari rimborsato e che la dieta determina una limitazione delle occasioni di socialità. In questo contesto, diventa cruciale l’informazione da parte di tutti i professionisti della salute nel comprendere le molteplici difficoltà e nel fornire informazioni complete relative alla malattia, al suo decorso e, soprattutto, alle complicanze associate alla poca aderenza al regime dietetico. Infatti, alcuni studi condotti sui pazienti celiaci reclutati all’interno delle associazioni hanno evidenziato come, spesso, le informazioni non siano sufficienti. L’obiettivo prioritario diventa, quindi, l’informazione a 360 gradi a tutti i livelli dalle figure professionali (medici di medicina generale, gastroenterologi, dietisti e nutrizionisti), alle figure presenti nei centri di ristorazione (chef, camerieri e ristoratori) e di tutta la catena alimentare dalla produzione alla distribuzione.
Dott.ssa Sonya Vasto

di Redazione

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